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Stefania Mudanò Musico-Terapista

MUSICOTERAPIA BENENZONIANA

Fin dalla sua nascita la musicoterapia ha avuto due dimensioni: quella attiva e quella passiva. La musicoterapia attiva è quel metodo dove la musica è un improvvisazione libera, creata dal paziente attraverso oggetti, strumenti musicali, suoni e rumori al fine di favorire la libera espressione e la piena presa di coscienza della persona. I maggiori contributi alla musicoterapia mondiale li dobbiamo agli studi e alle ricerche condotte dal prof. Rolando Benenzon, Medico, Psichiatra della Facoltà di Medicina dell’Università di Buenos Aires, Musicista e Compositore, considerato uno dei massimi esperti a livello mondiale dell’applicazione della musicoterapia nei casi di autismo, dei pazienti in coma e nel morbo di Alzheimer
Concetto su cui si basa questo modello è quello di “ISO” (identità sonora). Secondo l’autore l’ISO è un insieme infinito di energie sonore, acustiche e di movimento che appartengono ad un individuo e lo caratterizzano (Benenzon 1997).
Questo flusso interno di energie deriva dall’eredità sonora del soggetto: dall’esperienze intrauterine del periodo gestazionale alle esperienze sonore fatte dalla nascita in poi. L’Iso non è un insieme di sensazioni, ma una sensazione globale.
E’ il tempo mentale dell’uomo, l’immagine sonora che lo identifica. Secondo Benenzon, nell’inconscio dell’essere umano c’è un moto continuo di energie che tendono a scaricarsi e che fluttuano liberamente in uno spazio atemporale. In base a ciò l’autore ritiene che nell’inconscio le energie sonore formino l’”ISO universale” e l’”ISO gestaltico”. Il primo include le energie sonore di base ereditate da millenni; il secondo quelle che si producono a partire dal concepimento di ogni individuo e che possono influenzare o modificare l’ISO universale. Una volta che le energie si “scaricano” passano a livello preconscio, dove l’esperienza si storicizza e compare la temporalità. A questo punto Benenzon introduce il concetto di “ISO culturale”, formato da flussi di energie sonoro-musicali formatisi a partire dal momento della nascita e dal momento in cui il soggetto riceve gli stimoli sonori provenienti dall’ambiente circostante. Un suono esterno deve avere un impatto sull’ISO gestaltico e su quello universale per poter essere riconosciuto e divenire così parte di quello culturale.(Benenzon1997). L’autore individua infine un altro ISO, quello di “gruppo”, che dipende dal lavoro svolto nel tempo da gruppi in cui gli ISO gestaltico e culturale di ciascun componente si adattano reciprocamente intrecciandosi tra loro per costruire un identità creativa propria del gruppo in questione. L’ISO di ciascun gruppo ha un tempo biologico particolare, una logica determinata, una struttura di ritmi, forme sequenze, cadenze che lo caratterizzano.
Secondo concetto fondamentale per la comprensione del modello è quello che l’autore chiama “ Psichismo Materno-Fetale “. Secondo Benenzon, poiché il feto possiede esclusivamente la dimensione inconscia le sue uniche identità sonore sono costituite dall’ISO gestaltico e dall’ISO universale. L’Iso del feto sarebbe costituito da tre fonti:
1. Tutto ciò che passa dal corpo della madre al corpo del feto (battito cardiaco, flusso sanguigno, inspirazione-espirazione, rumori articolari e muscolari, voce della madre ecc.) Tutti questi elementi sono percepiti dal feto come totalità: l’orecchio è avvolto da tessuto che impedisce di sentire, quindi il processo di ascolto si svolge attraverso la vibrazione dei corpi (Benenzon1977), questo suggerisce che quando si lavora con pazienti autistici la percezione avverrebbe con le stesse modalità.
2. Dall’inconscio della madre all’inconscio del feto 3. Attraverso il liquido amniotico, tutte le vibrazioni che provengono dall’esterno del corpo materno.
ECO: La madre fa eco agli elementi espressivi corporo-sonoro-musicali e di silenzio emessi dal bambino che si manifestano attraverso espressioni sonore, gestuali e di mimica, ecolalia, ecomimica,eco prassia. E’ un modo per dirgli attraverso l’eco: “Ti ascolto”, “Ti percepisco”, “Ti riconosco!”
IMITAZIONE: Continuo a riconoscerti, ad ascoltarti, a percepirti, ma, nel risponderti, aggiungo alcune cose che mi appartengono, così che tu cominci a riconoscermi.
DOMANDA E RISPOSTA: La madre risponde con degli elementi adattati al bambino, ma nella sua risposta appaiono dei nuovi messaggi: “Ti ho percepito, ti ho riconosciuto, ma vorrei dirti quest’altra cosa, molto simile a quella che tu mi hai detto”. E’ così che funziona la dinamica dell’ISO di ciascuno.
DIALOGO SONORO: “Ti ho percepito, Ti ho riconosciuto, Ti ho ascoltato, ma rispondo in modo differente a quello che tu mi hai detto!” (Cosnier) (La parte dimenticata della personalità Benenzon).
IL SILENZIO:Nel non verbale il silenzio significa “dare spazio all’altro”. E dare spazio all’altro significa ascoltare, intendere, percepire, provare, apprendere, sentire, gustare, attendere, accogliere, ecc.. Il non verbale è composto da un infinità di pause. Se non c’è silenzio non c’è possibilità di comunicare. Senza silenzio non esisterebbe la musica. E’ per questo motivo che amo definire la musica come: “L’arte di combinare i silenzi per realizzare i suoni. (Benenzon).
Terzo concetto fondamentale su cui si articola la musicoterapia di Benenzon è quello di “Oggetto intermediario”: si tratta di ogni elemento capace di consentire il passaggio di energia comunicativa da un individuo all’altro. Il corpo della madre è il primo oggetto intermediario di comunicazione ma anche il padre porta oggetti intermediari di comunicazione nella relazione.
Le sedute si svolgono in uno spazio fisico e temporale (cadenza delle sedute, durata, regole di comportamento). Il setting, che assume un ruolo importante nella seduta e i suoi elementi costitutivi ( dimensioni, isolamento acustico o meno, materiali utilizzati ecc.) possono influenzare anche in maniera determinante la seduta. All’interno del setting sono posti gli strumenti, ( ma si possono utilizzare anche il corpo stesso e la voce). L’insieme degli strumenti musicali viene definito GOS ( Gruppo Operativo Strumentale ).
Il GOS può essere costituito da strumenti tradizionali, tra i quali si tende ad utilizzare per lo più strumenti di facile approccio e costruiti con materiali naturali, ma anche da strumenti non convenzionali ( oggetti d’uso quotidiano, oppure creati dal musico terapista o dal paziente ). Un particolare rilievo è dato dagli strumenti ad acqua ( clessidra ad acqua ). Benenzon (1997) ritiene che una seduta di musicoterapia debba articolarsi su tre punti principali:
Benenzon (1997) ritiene che una seduta di musicoterapia debba articolarsi su tre punti principali: 2.3 Principi fondamentali L’ osservazione, le associazioni corporeo-sonoro-musicali, l’isolamento riflessivo attivo. L’osservazione è fondamentale nei primi momenti della seduta, durante i quali il musico terapista deve astenersi dall’agire e in generale dall’esprimersi. Egli assume una posizione ricettiva ma non può fare a meno di comunicare con la sua sola presenza. In un secondo momento il paziente inizia ad esprimersi e nel terapeuta, grazie al primo stadio ricettivo di osservazione, compaiono associazioni corporeo-sonoro-musicali è a questo punto che il musico terapista cerca di iniziare il dialogo con il paziente. Nella terza fase, quella di isolamento riflessivo-attivo, il musico terapista smette di agire e scinde la sua attenzione tra ciò che sta succedendo fuori e ciò che succede in se stesso, cercando di distinguere ciò che proviene dal paziente e ciò che invece proviene dalle proprie sensazioni. Le sedute di musicoterapia che utilizzano il modello Benenzon si svolgono individualmente o in gruppo; è prevista una coppia terapeutica costituita da musico terapista e cooterapista, quest’ultimo con funzione stimolatrice, di ausilio e di supporto. Ogni seduta viene registrata utilizzando protocolli che costituiscono uno strumento insostituibile di ricerca, di monitoraggio, ma anche perché permettono al musico terapista di riflettere costantemente su ciò che accade prima, durante e dopo la seduta e di preparare accuratamente ogni seduta successiva. Nel modello Benenzon grande importanza è data alla formazione e alla supervisione. Aspetti tecnico/operativi 2.4 Il setting In musicoterapia il setting costituisce un aspetto molto importante della seduta in quanto fa parte della consegna non-verbale. E’ stato dimostrato che le sue modificazioni provocano cambiamenti nella condotta e nel comportamento del paziente (Benenzon 1997). Normalmente il setting è costituito da uno stanza- studio, anche se, in alcuni casi, può essere stabilito all’aperto e anche nell’acqua. La stanza deve essere isolata acusticamente perché ogni intromissione di suoni interferirebbe con il processo di comunicazione; deve avere approssimativamente una grandezza di cinque metri per cinque; il pavimento deve essere in legno al fine di permettere la trasmissione delle vibrazioni . L’arredamento può essere costituito da alcuni armadi, che non siano però di ostacolo al movimento; attenzione bisogna prestare anche all’illuminazione artificiale ed ai vetri delle finestre, perché può essere pericoloso qualora si verificasse una scarica d’aggressività da parte del paziente. I setting naturali hanno a loro volta dei lati positivi, la terra, la sua consistenza, il colore, l’odore la temperatura sono ricchi di stimoli. L’acqua è l’ambiente più stimolante in un contesto di musicoterapia, in quanto crea una condizione che ricorda quella fetale. L’acqua offre la possibilità di esplorare ed aprire canali di comunicazione pre-verbali e rinforza le spontanee esperienze motorie che il paziente vive a contatto con essa. Inoltre l’acqua possiede una multiformità di suoni. 2.5-1Gli strumenti musicali Un elemento fondamentale in musicoterapia è costituito dall’insieme di strumenti corporeo-sonoro-musicali da utilizzare durante le sedute. 2.5-1 Il gruppo operativo strumentale( GOS) Benenzon definisce GOS la serie di strumenti sonoro musicali che andranno a formare l’arsenale personale del musicoterapeuta e che gli servirà per stabilire una relazione con il paziente. Esso rimarrà sempre lo stesso, con la possibilità di aggiungervi qualche strumento in base alla strategia del terapeuta. Qualunque elemento in grado di produrre un suono percepibile o che possa essere inteso come mezzo di comunicazione sarà parte integrante del Gruppo Operativo Strumentale. Gli strumenti corporeo-sonoro-musicali da utilizzare in musicoterapia, secondo Benenzon, devono riunire diverse caratteristiche. 1)essere costruiti con materiali naturali 2) essere di facile utilizzazione , tali da non richiedere particolari qualità. 3) favorire la tendenza a stabilire relazioni con altri strumenti 4) permettere che il loro uso stimoli la comunicazione Lo strumento in musicoterapia costituisce un tutto. Ciascuna delle sue parti avrà importanza ai fini della comunicazione: la conformazione, il colore la sonorità. Esistono degli strumenti che vengono definiti “LEADER” dalla parola inglese che significa capo, guida. Benenzon definisce strumento leader quello che si trasforma in guida degli altri strumenti e che prevale sugli altri. Questi strumenti normalmente vengono scelti da soggetti con tali caratteristiche. 2.5-2 Classificazione degli strumenti: La classificazione degli strumenti è basata sulla forma e il modo di suonare lo strumento Idiofoni: a percussione. Il suono è prodotto dallo stesso materiale di cui è fatto lo strumento Bastoncini, gong, xilofoni, sonagli vari, putipù , scaccia pensieri. Aerofoni: l’elemento vibratorio è l’aria. Sono gli strumenti a fiato; flauti, tromba Membranofoni: il suono è prodotto da una membrana tesa su un’apertura; tamburi Cordofoni: una o più corde sono tese fra due punti fissi; chitarre violini Benenzon aggiunge una classificazione appositamente per la musicoterapia. A) corporali: il corpo è lo strumento più importante fra tutti, può convertirsi in un idrofono, aerofono. Infatti tutti gli strumenti hanno origine dal corpo umano e sono come un prolungamento di esso. Il corpo è il primo strumento ad essere utlizzato già nel vincolo tra madre e feto B) naturali: quegli oggetti che si trovano spontaneamente in natura e che producono suoni da se stessi. C) Quotidiani: un oggetto di uso quotidiano capace di produrre suoni D) Creati: strumenti che sono il prodotto della combinazione o modificazione, operate dall’uomo. In musicoterapia sono quelli improvvisati dal paziente o creati dal musicoterapeuta con determinate intenzioni. E) Musicali: che vengono distinti in -convenzionali – non-convenzionali non appartengono alla cultura del soggetto – folcloristici -Elettronici 2.5-3 Classificazione di Benenzon secondo il loro uso Benenzon basa questa classificazione sull’osservazione dell’uso inconscio che viene fatto dello strumento in una seduta di musicoterapia. La classificazione corrisponde anche ad una sequenza temporale.
1) oggetto sperimentale:quando in un setting il paziente è colpito da un particolare strumento, e sente la necessità di toccarlo, osservarlo e suonarlo. In questo caso la produzione e tutta l’attenzione del soggetto si concentra sull’osservazione dello strumento scelto
2) oggetto catartico: lo strumento permette di scaricare la tensione accumulata provocando una sensazione gratificante. Lo strumento sperimentale si trasforma in oggetto di catarsi . La scarica tensionale provoca la produzione sonora e produce i primi ritmi strutturati.
3) oggetto difensivo: man mano che la seduta di musicoterapia procede, il soggetto è messo di fronte alle sue ansie suscitate sia dal setting che dal gruppo, provocando delle sensazioni persecutorie. Lo strumento e la produzione sonora permettono al paziente di mascherare le ansie che lo allarmano. E’ come se lo strumento si trasformasse in uno scudo dietro al quale il soggetto può nascondere il suo corpo e le sue sensazioni.
4) oggetto incorporato o incistato: alcuni soggetti avvolgono lo strumento con il proprio corpo. Lo strumento viene maneggiato, accarezzato come se fosse un prolungamento del corpo. Questo maneggiare è come un atto di masturbazione, in cui è assente qualsiasi tipo di comunicazione con l’esterno.
5) oggetto intermediariario corporale : Il corpo è il primo strumento della comunicazione. È possibile utilizzare lo strumento come mezzo per la comunicazione con l’altro.
6) oggetto integratore : è lo strumento che rafforza i vincoli di integrazione all’interno del gruppo; permette il passaggio di energia comunicativa tra i soggetti. Normalmente questo ruolo viene svolto dai soggetti leader, che scelgono strumenti che si trasformano in strumenti integratori. Benenzon sostiene che in genere lo strumento contiene in se stesso sia l’uomo che la donna , in un unico contesto sia l’ elemento fallico che quello vaginale. Questa considerazione ha portato Benenzon ha proporre un’ altra classificazione degli strumenti di tipo proiettivo: fallici : campanelli, scatola con semi, sonagli materni (vaginali): tamburo , timpano, calimba , tamburello, congas. etc paterni (fallici): flauto, bastone della pioggia , bastoncini, birimbau, etc. ermafroditi: putipù, gong, caccavella spagnola Alcuni strumenti possono appartenere sia ad una categoria che ad un’altra a seconda del loro modo di utilizzazione. E ‘ evidente che il ruolo creativo di ciascun sesso è proiettato o riprodotto nella maniera di suonarlo. 2.6 Processi del modello di Benenzon Dalla psicoanalisi Benenzon riprende alcuni concetti fondamentali. La psicanalisi sostiene che esiste una vita psichica inconscia, e per capire questi fenomeni mentali il principio che serve è quello dell’arco riflesso. Gli stimoli del mondo esterno e della mente inducono uno stato di tensione e questo ricerca una scarica, che conduce alla relazione. Introduco dei concetti della psicoanalisi che sono fondamentali per capire il concetto di I.S.O e della musicoterapia.
1) processo primario: è costituito dalle caratteristiche che governano le energie che fluttuano nell’inconscio e che sono – atemporali, assenza di tempo; è tutto presente -principio di contraddizione:non esiste né il si né il no. -prelogicità:
2) processo secondario:è costituito dalle caratteristiche che governano le energie che sono passate al preconscio -temporalità -logicità:tutto diviene più ordinato,appaiono il si e il no
3)Principio di piacere: è la necessità che hanno le energie di una scarica immediata.
4)Transfert: è la disposizione del paziente a ripetere con la figura del terapeuta gli stessi episodi accaduti in origine nella storia della sua relazione materno-paterna-infantile, e a trasferire al presente esperienze vissute in passato, chiamata anche coazione a ripetere.
5)Controtransfert: è ciò che sente il terapeuta dell’impatto del transfert sul suo inconscio. Obiettivamente parlando è ciò che viene fuori della soggettività del terapeuta.
6)Regressione: è il ritorno del comportamento verso un antico modo di essere soddisfatti
Questa conoscenza permette di formalizzare un progetto di intervento relativo agli obiettivi da raggiungere e i mezzi da utilizzare per tale fini.
Finalità ed obiettivi dell’intervento Sulla base di questi presupposti teorici, sono state definite le modalità dell’intervento di musicoterapia che mirerà innanzitutto alla costruzione di una relazione, basata prevalentemente su consegne non direttive, sull’utilizzo degli elementi della comunicazione non verbale, ( corpo, voce, suono, musica, movimento) e sull’uso delle tecniche proprie della musicoterapia attiva ( imitazione, rispecchiamento, sintonizzazione ) che portino ad un attaccamento sicuro. Come succede nelle relazioni interpersonali, a volte la musica del paziente non è congruente con il linguaggio del corpo o il suo stato d’animo oppure con la storia. In questi casi il musicoterapista può cercare di armonizzare questi aspetti discordanti lavorando sul rapporto tra espressione sonora e sentimenti cercando di trovare una sintonizzazione con il paziente.
La costruzione della relazione è a sua volta finalizzata al raggiungimento dei seguenti obbiettivi specifici dello sviluppo psicomotorio, espressivo e sociale:
-Favorire l’esplorazione e la percezione dell’ambiente sonoro e delle potenzialità sonore del proprio corpo.
-Favorire la conoscenza, la strutturazione ed il consolidamento dello schema corporeo; sviluppare la coordinazione motoria ed il senso ritmico; favorire l’uso espressivo e comunicativo del movimento.
-Favorire la scoperta e la sperimentazione degli oggetti, evidenziandone gli aspetti sonori, tattili e le loro qualità relative al peso; attraverso l’utilizzo degli oggetti sonori facilitare le abilità espressive di ciascuno.
-Promuovere l’esplorazione e l’uso della voce nelle sue espressioni verbali e non verbali.
-Modulare il tempo biologico di ciascuno, nello specifico della struttura che lo ospita, attraverso fasi di accoglienza, riconoscimento, sperimentazione, esplorazione, gioco, produzione, congedo, saluto.
-Promuovere l’autonomia e la fiducia verso se stesso e verso gli altri; favorire la capacità di comunicazione verbale e attraverso il corpo; educare al rispetto delle regole definite all’interno del gruppo.
Il ruolo della coppia terapeutica Il lavoro in coppia ( un musicoterapista e un co-terapista ) è considerato preferibile alla conduzione singola soprattutto da Benenzon (2000).
Per Benenzon “lavorare”, in musicoterapia significa coinvolgere e mettere in funzione tutto il corpo del musicoterapista, in chè comporta un grandissimo sforzo. Per questo motivo è molto positivo il lavoro simultaneo di due musico terapisti, idealmente un uomo e una donna. I benefici del lavoro svolto in coppia sono molteplici: il paziente si sente più contenuto, può stabilire o prediligere una o l’altra relazione, i componenti della coppia si sostengono l’un l’altro, è possibile una lettura diversificata di ciò che avviene in seduta e i protocolli di osservazione sono più completi grazie a questa doppia lettura. Il musico terapista sviluppa, autorizza e delimita uno spazio che permetterà al paziente di “scaricare” le sue energie. Il ruolo del co-terapista è quello di appoggiare le scelte del musicoterapista e di favorirne il compito.
La supervisione La supervisione è la revisione del materiale emerso durante le sedute. Questa elaborazione viene effettuata tra l’operatore e un supervisore in genere psicoterapeuti, medici con specifiche competenze in ambito musicoterapico. (Postacchini 2001 ). La supervisione in musicoterapia ha principalmente due funzioni: permettere uno studio della struttura funzionale del tipo di handicap con il quale si sta lavorando e progettare e correggere, momento per momento, valutandone l’attuazione, il progetto di integrazione spaziale, temporale e sociale che si è costruito su un determinato soggetto o gruppo.
Lo spazio vincolare, e suo uso Viene definito spazio “il campo apparentemente vuoto che esiste fra due persone”. Questo vuoto comincia a formarsi a partire dall’interazione che si viene a creare fra gli individui. Possiamo definirlo come uno spazio virtuale che esiste solo in relazione ed in funzione delle energie comunicative emesse dagli individui che stanno interagendo, cioè dipende dal vincolo. Per questo Benenzon lo chiama” spazio vincolare”. E’ in questo spazio che nascono e si sviluppano i vari fenomeni; la comunicazione non verbale, e si crea e si produce il processo terziario. Il processo terziario permette di scaricare le tensioni e pertanto produce piacere , dato che diminuisce le tensioni accumulate. La musicoterapia permette di scaricare le tensioni in molti modi, attraverso la produzione sonora ed i movimenti corporei. “La musicoterapia si colloca in un ambito dove si uniscono il principio di piacere e di realtà in cui consiste la vera creazione, chiudendo gli occhi il paziente si perde nel suono e nell’uso dello strumento, in una tappa successiva riconosce l’altro soggetto e tenta di interagire con lui e si comincia ad instaurare una comunicazione.” Il contesto è essenzialmente non-verbale, ed è dato dall’interazione dinamica di infiniti elementi (codici, linguaggi, ). Tra i vari elementi si possono individuare: quello sonoro, gestuale, musicale, prossimale, verbale, del colore. Il concetto di interazione mostra che il contesto non-verbale non può essere costituito da uno solo di questi elementi. Possiamo definire il contesto non-verbale come il paradigma della musicoterapia. Il non–verbale stimola nell’individuo una sorta di regressione, che lo porta a sperimentare situazioni o comportamenti infantili, un ritorno del comportamento ad antichi modi di appagamento.
Benenzon sostiene che la musicoterapia deve essere uno strumento che permetta al paziente di riuscire a crescere, in modo da saper far fronte ai propri bisogni e alle proprie frustrazioni. Anche il silenzio, l’immobilità costituiscono forme di comunicazione. Inoltre ribadisce che l’uomo è l’unico organismo che utilizza sia i modi di comunicazione analogica che digitale. Non è possibile fare un ‘analisi solo del contesto verbale o di quello non-verbale, ma bisogna trattare i due contesti come un’unità indivisibile ed interdipendente. “Nel sistema di comunicazione anche lo spazio è comunicativo sia come canale che consente di emettere e ricevere informazioni, sia per la quantità e la distanza tra le persone che interagiscono qualificano anche e danno rilievo al messaggio”. Lo studio della percezione e dell’uso dello spazio da parte dell’uomo viene definito “prossemica”; le ricerche hanno individuato 3 tipi di organizzazione spaziale: a) Preordinato b) Semiordinato c) Informale Si può sostenere che i confini, il contatto non-contatto, la vicinanza-distanza hanno in ogni cultura dei precisi significati che condizionano i comportamenti individuali e sociali. Dall’organizzazione dello spazio partono anche le informazioni di intimità, freddezza, falsità, invadenza, aggressività etc. Il suono e la musica hanno la capacità di aumentare o diminuire le distanze corporali interpersonali. Il suono accarezza da sé, senza creare stati d’allarme”. La frontiera spaziale di ciascun partecipante ad una sessione di musicoterapia varierà a seconda del fenomeno sonoro e dell’oggetto intermediario esistenti tra loro nello spazio vincolare.

MUSICOTERAPIA BENENZONIANA

Fin dalla sua nascita la musicoterapia ha avuto due dimensioni: quella attiva e quella passiva. La musicoterapia attiva è quel metodo dove la musica è un improvvisazione libera, creata dal paziente attraverso oggetti, strumenti musicali, suoni e rumori al fine di favorire la libera espressione e la piena presa di coscienza della persona. I maggiori contributi alla musicoterapia mondiale li dobbiamo agli studi e alle ricerche condotte dal prof. Rolando Benenzon, Medico, Psichiatra della Facoltà di Medicina dell’Università di Buenos Aires, Musicista e Compositore, considerato uno dei massimi esperti a livello mondiale dell’applicazione della musicoterapia nei casi di autismo, dei pazienti in coma e nel morbo di Alzheimer
Concetto su cui si basa questo modello è quello di “ISO” (identità sonora). Secondo l’autore l’ISO è un insieme infinito di energie sonore, acustiche e di movimento che appartengono ad un individuo e lo caratterizzano (Benenzon 1997). Questo flusso interno di energie deriva dall’eredità sonora del soggetto: dall’esperienze intrauterine del periodo gestazionale alle esperienze sonore fatte dalla nascita in poi. L’Iso non è un insieme di sensazioni, ma una sensazione globale. E’ il tempo mentale dell’uomo, l’immagine sonora che lo identifica. Secondo Benenzon, nell’inconscio dell’essere umano c’è un moto continuo di energie che tendono a scaricarsi e che fluttuano liberamente in uno spazio atemporale. In base a ciò l’autore ritiene che nell’inconscio le energie sonore formino l’”ISO universale” e l’”ISO gestaltico”. Il primo include le energie sonore di base ereditate da millenni; il secondo quelle che si producono a partire dal concepimento di ogni individuo e che possono influenzare o modificare l’ISO universale. Una volta che le energie si “scaricano” passano a livello preconscio, dove l’esperienza si storicizza e compare la temporalità. A questo punto Benenzon introduce il concetto di “ISO culturale”, formato da flussi di energie sonoro-musicali formatisi a partire dal momento della nascita e dal momento in cui il soggetto riceve gli stimoli sonori provenienti dall’ambiente circostante. Un suono esterno deve avere un impatto sull’ISO gestaltico e su quello universale per poter essere riconosciuto e divenire così parte di quello culturale.(Benenzon1997). L’autore individua infine un altro ISO, quello di “gruppo”, che dipende dal lavoro svolto nel tempo da gruppi in cui gli ISO gestaltico e culturale di ciascun componente si adattano reciprocamente intrecciandosi tra loro per costruire un identità creativa propria del gruppo in questione. L’ISO di ciascun gruppo ha un tempo biologico particolare, una logica determinata, una struttura di ritmi, forme sequenze, cadenze che lo caratterizzano.

Secondo concetto fondamentale per la comprensione del modello è quello che l’autore chiama “ Psichismo Materno-Fetale “. Secondo Benenzon, poiché il feto possiede esclusivamente la dimensione inconscia le sue uniche identità sonore sono costituite dall’ISO gestaltico e dall’ISO universale. L’Iso del feto sarebbe costituito da tre fonti:

1. Tutto ciò che passa dal corpo della madre al corpo del feto (battito cardiaco, flusso sanguigno, inspirazione-espirazione, rumori articolari e muscolari, voce della madre ecc.) Tutti questi elementi sono percepiti dal feto come totalità: l’orecchio è avvolto da tessuto che impedisce di sentire, quindi il processo di ascolto si svolge attraverso la vibrazione dei corpi (Benenzon1977), questo suggerisce che quando si lavora con pazienti autistici la percezione avverrebbe con le stesse modalità.
2. Dall’inconscio della madre all’inconscio del feto 3. Attraverso il liquido amniotico, tutte le vibrazioni che provengono dall’esterno del corpo materno.

ECO: La madre fa eco agli elementi espressivi corporo-sonoro-musicali e di silenzio emessi dal bambino che si manifestano attraverso espressioni sonore, gestuali e di mimica, ecolalia, ecomimica,eco prassia. E’ un modo per dirgli attraverso l’eco: “Ti ascolto”, “Ti percepisco”, “Ti riconosco!”
IMITAZIONE: Continuo a riconoscerti, ad ascoltarti, a percepirti, ma, nel risponderti, aggiungo alcune cose che mi appartengono, così che tu cominci a riconoscermi.
DOMANDA E RISPOSTA: La madre risponde con degli elementi adattati al bambino, ma nella sua risposta appaiono dei nuovi messaggi: “Ti ho percepito, ti ho riconosciuto, ma vorrei dirti quest’altra cosa, molto simile a quella che tu mi hai detto”. E’ così che funziona la dinamica dell’ISO di ciascuno.
DIALOGO SONORO: “Ti ho percepito, Ti ho riconosciuto, Ti ho ascoltato, ma rispondo in modo differente a quello che tu mi hai detto!” (Cosnier) (La parte dimenticata della personalità Benenzon).
IL SILENZIO:Nel non verbale il silenzio significa “dare spazio all’altro”. E dare spazio all’altro significa ascoltare, intendere, percepire, provare, apprendere, sentire, gustare, attendere, accogliere, ecc.. Il non verbale è composto da un infinità di pause. Se non c’è silenzio non c’è possibilità di comunicare. Senza silenzio non esisterebbe la musica. E’ per questo motivo che amo definire la musica come: “L’arte di combinare i silenzi per realizzare i suoni. (Benenzon).

Terzo concetto fondamentale su cui si articola la musicoterapia di Benenzon è quello di “Oggetto intermediario”: si tratta di ogni elemento capace di consentire il passaggio di energia comunicativa da un individuo all’altro. Il corpo della madre è il primo oggetto intermediario di comunicazione ma anche il padre porta oggetti intermediari di comunicazione nella relazione.
Le sedute si svolgono in uno spazio fisico e temporale (cadenza delle sedute, durata, regole di comportamento). Il setting, che assume un ruolo importante nella seduta e i suoi elementi costitutivi ( dimensioni, isolamento acustico o meno, materiali utilizzati ecc.) possono influenzare anche in maniera determinante la seduta. All’interno del setting sono posti gli strumenti, ( ma si possono utilizzare anche il corpo stesso e la voce). L’insieme degli strumenti musicali viene definito GOS ( Gruppo Operativo Strumentale ).Il GOS può essere costituito da strumenti tradizionali, tra i quali si tende ad utilizzare per lo più strumenti di facile approccio e costruiti con materiali naturali, ma anche da strumenti non convenzionali ( oggetti d’uso quotidiano, oppure creati dal musico terapista o dal paziente ). Un particolare rilievo è dato dagli strumenti ad acqua ( clessidra ad acqua ). Benenzon (1997) ritiene che una seduta di musicoterapia debba articolarsi su tre punti principali:
Benenzon (1997) ritiene che una seduta di musicoterapia debba articolarsi su tre punti principali: 2.3 Principi fondamentali L’ osservazione, le associazioni corporeo-sonoro-musicali, l’isolamento riflessivo attivo. L’osservazione è fondamentale nei primi momenti della seduta, durante i quali il musico terapista deve astenersi dall’agire e in generale dall’esprimersi. Egli assume una posizione ricettiva ma non può fare a meno di comunicare con la sua sola presenza. In un secondo momento il paziente inizia ad esprimersi e nel terapeuta, grazie al primo stadio ricettivo di osservazione, compaiono associazioni corporeo-sonoro-musicali è a questo punto che il musico terapista cerca di iniziare il dialogo con il paziente. Nella terza fase, quella di isolamento riflessivo-attivo, il musico terapista smette di agire e scinde la sua attenzione tra ciò che sta succedendo fuori e ciò che succede in se stesso, cercando di distinguere ciò che proviene dal paziente e ciò che invece proviene dalle proprie sensazioni. Le sedute di musicoterapia che utilizzano il modello Benenzon si svolgono individualmente o in gruppo; è prevista una coppia terapeutica costituita da musico terapista e cooterapista, quest’ultimo con funzione stimolatrice, di ausilio e di supporto. Ogni seduta viene registrata utilizzando protocolli che costituiscono uno strumento insostituibile di ricerca, di monitoraggio, ma anche perché permettono al musico terapista di riflettere costantemente su ciò che accade prima, durante e dopo la seduta e di preparare accuratamente ogni seduta successiva. Nel modello Benenzon grande importanza è data alla formazione e alla supervisione. Aspetti tecnico/operativi 2.4 Il setting In musicoterapia il setting costituisce un aspetto molto importante della seduta in quanto fa parte della consegna non-verbale. E’ stato dimostrato che le sue modificazioni provocano cambiamenti nella condotta e nel comportamento del paziente (Benenzon 1997). Normalmente il setting è costituito da uno stanza- studio, anche se, in alcuni casi, può essere stabilito all’aperto e anche nell’acqua. La stanza deve essere isolata acusticamente perché ogni intromissione di suoni interferirebbe con il processo di comunicazione; deve avere approssimativamente una grandezza di cinque metri per cinque; il pavimento deve essere in legno al fine di permettere la trasmissione delle vibrazioni . L’arredamento può essere costituito da alcuni armadi, che non siano però di ostacolo al movimento; attenzione bisogna prestare anche all’illuminazione artificiale ed ai vetri delle finestre, perché può essere pericoloso qualora si verificasse una scarica d’aggressività da parte del paziente. I setting naturali hanno a loro volta dei lati positivi, la terra, la sua consistenza, il colore, l’odore la temperatura sono ricchi di stimoli. L’acqua è l’ambiente più stimolante in un contesto di musicoterapia, in quanto crea una condizione che ricorda quella fetale. L’acqua offre la possibilità di esplorare ed aprire canali di comunicazione pre-verbali e rinforza le spontanee esperienze motorie che il paziente vive a contatto con essa. Inoltre l’acqua possiede una multiformità di suoni. 2.5-1Gli strumenti musicali Un elemento fondamentale in musicoterapia è costituito dall’insieme di strumenti corporeo-sonoro-musicali da utilizzare durante le sedute. 2.5-1 Il gruppo operativo strumentale( GOS) Benenzon definisce GOS la serie di strumenti sonoro musicali che andranno a formare l’arsenale personale del musicoterapeuta e che gli servirà per stabilire una relazione con il paziente. Esso rimarrà sempre lo stesso, con la possibilità di aggiungervi qualche strumento in base alla strategia del terapeuta. Qualunque elemento in grado di produrre un suono percepibile o che possa essere inteso come mezzo di comunicazione sarà parte integrante del Gruppo Operativo Strumentale. Gli strumenti corporeo-sonoro-musicali da utilizzare in musicoterapia, secondo Benenzon, devono riunire diverse caratteristiche. 1)essere costruiti con materiali naturali 2) essere di facile utilizzazione , tali da non richiedere particolari qualità. 3) favorire la tendenza a stabilire relazioni con altri strumenti 4) permettere che il loro uso stimoli la comunicazione Lo strumento in musicoterapia costituisce un tutto. Ciascuna delle sue parti avrà importanza ai fini della comunicazione: la conformazione, il colore la sonorità. Esistono degli strumenti che vengono definiti “LEADER” dalla parola inglese che significa capo, guida. Benenzon definisce strumento leader quello che si trasforma in guida degli altri strumenti e che prevale sugli altri. Questi strumenti normalmente vengono scelti da soggetti con tali caratteristiche. 2.5-2 Classificazione degli strumenti: La classificazione degli strumenti è basata sulla forma e il modo di suonare lo strumento Idiofoni: a percussione. Il suono è prodotto dallo stesso materiale di cui è fatto lo strumento Bastoncini, gong, xilofoni, sonagli vari, putipù , scaccia pensieri. Aerofoni: l’elemento vibratorio è l’aria. Sono gli strumenti a fiato; flauti, tromba Membranofoni: il suono è prodotto da una membrana tesa su un’apertura; tamburi Cordofoni: una o più corde sono tese fra due punti fissi; chitarre violini Benenzon aggiunge una classificazione appositamente per la musicoterapia. A) corporali: il corpo è lo strumento più importante fra tutti, può convertirsi in un idrofono, aerofono. Infatti tutti gli strumenti hanno origine dal corpo umano e sono come un prolungamento di esso. Il corpo è il primo strumento ad essere utlizzato già nel vincolo tra madre e feto B) naturali: quegli oggetti che si trovano spontaneamente in natura e che producono suoni da se stessi. C) Quotidiani: un oggetto di uso quotidiano capace di produrre suoni D) Creati: strumenti che sono il prodotto della combinazione o modificazione, operate dall’uomo. In musicoterapia sono quelli improvvisati dal paziente o creati dal musicoterapeuta con determinate intenzioni. E) Musicali: che vengono distinti in -convenzionali – non-convenzionali non appartengono alla cultura del soggetto – folcloristici -Elettronici 2.5-3 Classificazione di Benenzon secondo il loro uso Benenzon basa questa classificazione sull’osservazione dell’uso inconscio che viene fatto dello strumento in una seduta di musicoterapia. La classificazione corrisponde anche ad una sequenza temporale. 1) oggetto sperimentale:quando in un setting il paziente è colpito da un particolare strumento, e sente la necessità di toccarlo, osservarlo e suonarlo. In questo caso la produzione e tutta l’attenzione del soggetto si concentra sull’osservazione dello strumento scelto2) oggetto catartico: lo strumento permette di scaricare la tensione accumulata provocando una sensazione gratificante. Lo strumento sperimentale si trasforma in oggetto di catarsi . La scarica tensionale provoca la produzione sonora e produce i primi ritmi strutturati. 3) oggetto difensivo: man mano che la seduta di musicoterapia procede, il soggetto è messo di fronte alle sue ansie suscitate sia dal setting che dal gruppo, provocando delle sensazioni persecutorie. Lo strumento e la produzione sonora permettono al paziente di mascherare le ansie che lo allarmano. E’ come se lo strumento si trasformasse in uno scudo dietro al quale il soggetto può nascondere il suo corpo e le sue sensazioni. 4) oggetto incorporato o incistato: alcuni soggetti avvolgono lo strumento con il proprio corpo. Lo strumento viene maneggiato, accarezzato come se fosse un prolungamento del corpo. Questo maneggiare è come un atto di masturbazione, in cui è assente qualsiasi tipo di comunicazione con l’esterno. 5) oggetto intermediariario corporale : Il corpo è il primo strumento della comunicazione. È possibile utilizzare lo strumento come mezzo per la comunicazione con l’altro. 6) oggetto integratore : è lo strumento che rafforza i vincoli di integrazione all’interno del gruppo; permette il passaggio di energia comunicativa tra i soggetti. Normalmente questo ruolo viene svolto dai soggetti leader, che scelgono strumenti che si trasformano in strumenti integratori. Benenzon sostiene che in genere lo strumento contiene in se stesso sia l’uomo che la donna , in un unico contesto sia l’ elemento fallico che quello vaginale. Questa considerazione ha portato Benenzon ha proporre un’ altra classificazione degli strumenti di tipo proiettivo: fallici : campanelli, scatola con semi, sonagli materni (vaginali): tamburo , timpano, calimba , tamburello, congas. etc paterni (fallici): flauto, bastone della pioggia , bastoncini, birimbau, etc. ermafroditi: putipù, gong, caccavella spagnola Alcuni strumenti possono appartenere sia ad una categoria che ad un’altra a seconda del loro modo di utilizzazione. E ‘ evidente che il ruolo creativo di ciascun sesso è proiettato o riprodotto nella maniera di suonarlo. 2.6 Processi del modello di Benenzon Dalla psicoanalisi Benenzon riprende alcuni concetti fondamentali. La psicanalisi sostiene che esiste una vita psichica inconscia, e per capire questi fenomeni mentali il principio che serve è quello dell’arco riflesso. Gli stimoli del mondo esterno e della mente inducono uno stato di tensione e questo ricerca una scarica, che conduce alla relazione. Introduco dei concetti della psicoanalisi che sono fondamentali per capire il concetto di I.S.O e della musicoterapia.
1) processo primario: è costituito dalle caratteristiche che governano le energie che fluttuano nell’inconscio e che sono – atemporali, assenza di tempo; è tutto presente -principio di contraddizione:non esiste né il si né il no. -prelogicità:
2) processo secondario:è costituito dalle caratteristiche che governano le energie che sono passate al preconscio -temporalità -logicità:tutto diviene più ordinato,appaiono il si e il no
3)Principio di piacere: è la necessità che hanno le energie di una scarica immediata.
4)Transfert: è la disposizione del paziente a ripetere con la figura del terapeuta gli stessi episodi accaduti in origine nella storia della sua relazione materno-paterna-infantile, e a trasferire al presente esperienze vissute in passato, chiamata anche coazione a ripetere.
5)Controtransfert: è ciò che sente il terapeuta dell’impatto del transfert sul suo inconscio. Obiettivamente parlando è ciò che viene fuori della soggettività del terapeuta.
6)Regressione: è il ritorno del comportamento verso un antico modo di essere soddisfatti
Questa conoscenza permette di formalizzare un progetto di intervento relativo agli obiettivi da raggiungere e i mezzi da utilizzare per tale fini.
Finalità ed obiettivi dell’intervento Sulla base di questi presupposti teorici, sono state definite le modalità dell’intervento di musicoterapia che mirerà innanzitutto alla costruzione di una relazione, basata prevalentemente su consegne non direttive, sull’utilizzo degli elementi della comunicazione non verbale, ( corpo, voce, suono, musica, movimento) e sull’uso delle tecniche proprie della musicoterapia attiva ( imitazione, rispecchiamento, sintonizzazione ) che portino ad un attaccamento sicuro. Come succede nelle relazioni interpersonali, a volte la musica del paziente non è congruente con il linguaggio del corpo o il suo stato d’animo oppure con la storia. In questi casi il musicoterapista può cercare di armonizzare questi aspetti discordanti lavorando sul rapporto tra espressione sonora e sentimenti cercando di trovare una sintonizzazione con il paziente.
La costruzione della relazione è a sua volta finalizzata al raggiungimento dei seguenti obbiettivi specifici dello sviluppo psicomotorio, espressivo e sociale:
-Favorire l’esplorazione e la percezione dell’ambiente sonoro e delle potenzialità sonore del proprio corpo.
-Favorire la conoscenza, la strutturazione ed il consolidamento dello schema corporeo; sviluppare la coordinazione motoria ed il senso ritmico; favorire l’uso espressivo e comunicativo del movimento.
-Favorire la scoperta e la sperimentazione degli oggetti, evidenziandone gli aspetti sonori, tattili e le loro qualità relative al peso; attraverso l’utilizzo degli oggetti sonori facilitare le abilità espressive di ciascuno.
-Promuovere l’esplorazione e l’uso della voce nelle sue espressioni verbali e non verbali.
-Modulare il tempo biologico di ciascuno, nello specifico della struttura che lo ospita, attraverso fasi di accoglienza, riconoscimento, sperimentazione, esplorazione, gioco, produzione, congedo, saluto.
-Promuovere l’autonomia e la fiducia verso se stesso e verso gli altri; favorire la capacità di comunicazione verbale e attraverso il corpo; educare al rispetto delle regole definite all’interno del gruppo.
Il ruolo della coppia terapeutica Il lavoro in coppia ( un musicoterapista e un co-terapista ) è considerato preferibile alla conduzione singola soprattutto da Benenzon (2000).
Per Benenzon “lavorare”, in musicoterapia significa coinvolgere e mettere in funzione tutto il corpo del musicoterapista, in chè comporta un grandissimo sforzo. Per questo motivo è molto positivo il lavoro simultaneo di due musico terapisti, idealmente un uomo e una donna. I benefici del lavoro svolto in coppia sono molteplici: il paziente si sente più contenuto, può stabilire o prediligere una o l’altra relazione, i componenti della coppia si sostengono l’un l’altro, è possibile una lettura diversificata di ciò che avviene in seduta e i protocolli di osservazione sono più completi grazie a questa doppia lettura. Il musico terapista sviluppa, autorizza e delimita uno spazio che permetterà al paziente di “scaricare” le sue energie. Il ruolo del co-terapista è quello di appoggiare le scelte del musicoterapista e di favorirne il compito.
La supervisione La supervisione è la revisione del materiale emerso durante le sedute. Questa elaborazione viene effettuata tra l’operatore e un supervisore in genere psicoterapeuti, medici con specifiche competenze in ambito musicoterapico. (Postacchini 2001 ). La supervisione in musicoterapia ha principalmente due funzioni: permettere uno studio della struttura funzionale del tipo di handicap con il quale si sta lavorando e progettare e correggere, momento per momento, valutandone l’attuazione, il progetto di integrazione spaziale, temporale e sociale che si è costruito su un determinato soggetto o gruppo.
Lo spazio vincolare, e suo uso Viene definito spazio “il campo apparentemente vuoto che esiste fra due persone”. Questo vuoto comincia a formarsi a partire dall’interazione che si viene a creare fra gli individui. Possiamo definirlo come uno spazio virtuale che esiste solo in relazione ed in funzione delle energie comunicative emesse dagli individui che stanno interagendo, cioè dipende dal vincolo. Per questo Benenzon lo chiama” spazio vincolare”. E’ in questo spazio che nascono e si sviluppano i vari fenomeni; la comunicazione non verbale, e si crea e si produce il processo terziario. Il processo terziario permette di scaricare le tensioni e pertanto produce piacere , dato che diminuisce le tensioni accumulate. La musicoterapia permette di scaricare le tensioni in molti modi, attraverso la produzione sonora ed i movimenti corporei. “La musicoterapia si colloca in un ambito dove si uniscono il principio di piacere e di realtà in cui consiste la vera creazione, chiudendo gli occhi il paziente si perde nel suono e nell’uso dello strumento, in una tappa successiva riconosce l’altro soggetto e tenta di interagire con lui e si comincia ad instaurare una comunicazione.” Il contesto è essenzialmente non-verbale, ed è dato dall’interazione dinamica di infiniti elementi (codici, linguaggi, ). Tra i vari elementi si possono individuare: quello sonoro, gestuale, musicale, prossimale, verbale, del colore. Il concetto di interazione mostra che il contesto non-verbale non può essere costituito da uno solo di questi elementi. Possiamo definire il contesto non-verbale come il paradigma della musicoterapia. Il non–verbale stimola nell’individuo una sorta di regressione, che lo porta a sperimentare situazioni o comportamenti infantili, un ritorno del comportamento ad antichi modi di appagamento.Benenzon sostiene che la musicoterapia deve essere uno strumento che permetta al paziente di riuscire a crescere, in modo da saper far fronte ai propri bisogni e alle proprie frustrazioni. Anche il silenzio, l’immobilità costituiscono forme di comunicazione. Inoltre ribadisce che l’uomo è l’unico organismo che utilizza sia i modi di comunicazione analogica che digitale. Non è possibile fare un ‘analisi solo del contesto verbale o di quello non-verbale, ma bisogna trattare i due contesti come un’unità indivisibile ed interdipendente. “Nel sistema di comunicazione anche lo spazio è comunicativo sia come canale che consente di emettere e ricevere informazioni, sia per la quantità e la distanza tra le persone che interagiscono qualificano anche e danno rilievo al messaggio”. Lo studio della percezione e dell’uso dello spazio da parte dell’uomo viene definito “prossemica”; le ricerche hanno individuato 3 tipi di organizzazione spaziale: a) Preordinato b) Semiordinato c) Informale Si può sostenere che i confini, il contatto non-contatto, la vicinanza-distanza hanno in ogni cultura dei precisi significati che condizionano i comportamenti individuali e sociali. Dall’organizzazione dello spazio partono anche le informazioni di intimità, freddezza, falsità, invadenza, aggressività etc. Il suono e la musica hanno la capacità di aumentare o diminuire le distanze corporali interpersonali. Il suono accarezza da sé, senza creare stati d’allarme”. La frontiera spaziale di ciascun partecipante ad una sessione di musicoterapia varierà a seconda del fenomeno sonoro e dell’oggetto intermediario esistenti tra loro nello spazio vincolare.